Le prime interazioni ed il rispecchiamento

psicologo milano – Dott. Luca Mazzotta

In genere la psicoanalisi ha considerato la rappresentazione presimbolica come una sorta di “premessa” alla rappresentazione simbolica e l’ha ritenuta alla base del processo primario. E’ stata vista  anche come la fonte di processi autistici e simbiotici o di stati di intenso desiderio o di angoscia difficilmente traducibili in rappresentazioni simboliche e verbali. Queste visioni considerano la rappresentazione presimbolica come una specie di premessa alle funzioni dell’Io e alla modalità di elaborazione simbolica.

Ora però è noto che il bambino possiede già alla nascita un eccezionale livello di organizzazione ed una spiccata capacità nel riconoscere le contingenze e nel crearsi aspettative.

Le varie esperienze ripetute di interazione tra genitore e bambino si consolidano in quelli che Stern chiama schemi di ‘essere con’ (Stern, 1985), dove la rappresentazione non riguarda gli oggetti, ma la loro interazione. Gli schemi di ‘essere con’ prevedono un pattern interattivo, e quindi di conseguenza anche una aspettativa. Prima di sviluppare una capacità simbolica, il bambino è già in grado di rappresentarsi dei modelli di interazione caratteristici e prevedibili insieme a delle aspettative ad essi associate. Queste aspettative vengono poi inglobate in rappresentazioni mentali, i modelli operativi interni, che hanno la caratteristica di aggregare l’esperienza passata. Si tratta quindi di aggregati di esperienze emotive associate alle interazioni che le hanno generate.

Se nel caregiver c’è un livello adeguato di contingenza con il comportamento del bambino, quest’ultimo avrà la sensazione (presimbolica) di essere conosciuto, favorendo sempre più lo sviluppo di un senso del Sé come agente, come protagonista delle proprie azioni.

Le informazioni rilevanti per la costituzione del Sé presimbolico prevedono il convergere intermodale di informazioni visive, uditive, cenestesiche e propriocettive, derivanti dall’interazione con il caregiver, mediante un complesso meccanismo di autoregolazione e regolazione interattiva (Beebe, et al., 2002).

Tutto ciò richiama alla mente la descrizione di Winnicott della madre “sufficientemente buona”, che rispecchia nel suo sorriso e nella sua espressione lo stato mentale del suo bambino (Winnicott, 1947). Si può dunque affermare che si sta iniziando a comprendere esattamente come il bambino sia capace di trovare il suo Sé reale riflesso nell’espressione e nelle azioni del caregiver.

E’ questa comprensione immediata, interpersonale, emotiva, che Stern chiama “sintonizzazione affettiva”, che è il precursore dello sviluppo cognitivo, intellettuale e linguistico, e che è alla base dell’esperienza intersoggettiva del Sé del bambino.

 

Opere citate

Beebe B. e Lachmann F.M. Infant Research and Adult Treatment: Co-constructing Interactions [Libro]. – London : The Analytic Press, 2002. – Tr. it.: “Infant research e trattamento degli adulti. Un modello sistemico-diadico delle interazioni”. Milano, Cortina (2003).

Stern D. The Interpersonal World of the Infant [Libro]. – New York : Basic Books, 1985. – Tr. it.: “Il mondo interpersonale del bambino”. Torino, Bollati Boringhieri (1987).

Winnicott D.W. Hate in the Counter-Transference [Articolo] // International Journal of Psycho-Analysis. – 1947. – Vol. 30. – p. 69-74. – Tr. it.: in “Dalla pediatria alla psicoanalisi”. Firenze, Martinelli (1975).