“Mi rendevo perfettamente conto che il mio matrimonio stava naufragando ma non sapevo come impedirlo: dopo quindici anni il rapporto si era talmente deteriorato che non mi sembrava ci fosse più alcun modo di recuperarlo. Penso che fossimo entrambi stanchi di discutere. Stanchi della relazione. Eravamo stanchi l’uno dell’altro. “

Molto spesso capita che una psicoterapia di coppia non funzioni più perché le persone hanno aspettato troppo a lungo: la psicoterapia allora viene solitamente vista come un ultimo disperato tentativo di salvare il matrimonio o, peggio ancora, come la prova di “averle provate tutte”. Molte volte quando si prende un appuntamento con un terapeuta di coppia il matrimonio è in crisi da diversi anni. E può essere semplicemente troppo tardi. Per quelle coppie, lo studio dello psicologo diventa solo l’anticamera dello studio di un avvocato.

 

I segni premonitori ovvero i quattro cavalieri dell’apocalisse

L’esperto di relazioni John Gottman già molti anni fa affermava di riuscire a prevedere con un certo successo se un matrimonio può durare verificando l’assenza o la presenza di alcuni comportamenti chiave, che chiama “I quattro cavalieri dell’Apocalisse” (Gottman, John. Why Marriages Succeed or Fail. New York: Fireside, 1994).

Si tratta della critica, del disprezzo, della chiusura e dell’ostruzionismo.

Definisce la critica come qualcosa di diverso dalla lamentela: la critica sarebbe, nella concezione di Gottman, altamente personalizzata e accusatoria, slegata dal contesto. Per esempio: il coniuge nonostante le previsioni di pioggia ha lasciato le finestre del soggiorno aperte e di conseguenza le tende si sono bagnate. Piuttosto che affrontare il problema specifico, l’altro inizia con una litania dei suoi difetti, usando parole come “Tu sempre” o “Non hai mai“.

Il disprezzo ha a che fare con il rispondere alle parole o ai pensieri del partner con gesti o modalità che sminuiscono e deridono oppure con il diventare verbalmente offensivi insultando. Non si tratta solo di potere e manipolazione: si tratta di assenza di rispetto per una persona che dovrebbe invece essere amata ed a cui si dovrebbe tenere.

La chiusura è proprio quello che si può immaginare: una continua posizione di difesa, un continuo negare le proprie responsabilità, un continuo “occhio per occhio dente per dente”, un trovare continuamente delle scuse per le proprie parole o per i propri comportamenti.

È chiaro che se la critica e il disprezzo sono elementi abituali allora la chiusura può essere un modo di proteggersi dagli abusi. Infatti spesso questi tre “cavalieri” tendono ad apparire insieme.

Infine c’è l’ostruzionismo, che forse è il più dannoso dei quattro poiché segna inevitabilmente la fine del dialogo e della comunicazione. La persona che fa ostruzionismo comunica sdegno “incrociando le braccia” e non preoccupandosi di rispondere all’altro, segnalando così il suo compiacimento tramite la freddezza dello sguardo. Si tratta del massimo della chiusura relazionale e può rischiare di provocare una reazione emotiva estrema da parte del partner.

Più questi comportamenti diventano abituali più la relazione diviene problematica. È quindi estremamente importante chiedere supporto a un professionista il più presto possibile. Il tempo in questi casi è essenziale.

Il modello “richiesta-ritiro”: il peggiore!

Si tratta di una modalità in cui un partner si lamenta e mette sotto pressione l’altro per provare a modificarne il comportamento; l’altro a sua volta cerca in ogni modo di evitare il confronto, scegliendo spesso il silenzio. Si tratta dell’inizio della fine ed in effetti tutti i comportamenti catalogati da John Gottman coincidono con questa modalità relazionale.

E’ un modello che è stato così frequentemente studiato al punto da avere anche un acronimo: DM/W (demand/withdraw). Secondo una meta-analisi condotta da Paul Schrodt e dai suoi coautori, oltre ad essere un potente predittore di separazione/divorzio è anche associato a depressione, abusi fisici e sintomi di disagio mentale nei giovani adulti (Schrodt, Paul, Paul L. Witt, and Jenna R. Shimkowski, “A Meta-Analytical Review of the Demand/Withdraw Pattern of Interaction and its Association with Individual, Relational, and Communicative Outcomes, Communication Mongraphs, 81,1 (April 2014), 27-58).

In questa modalità di solito la persona che fa la richiesta si sente dalla parte della ragione ed aumenterà la pressione quando in risposta riceverà il silenzio mentre la persona che si ritira si sentirà ancora più assediata e attaccata. È importante sottolineare che ognuna delle parti si sente vittima ed in questo modo sente giustificato il proprio comportamento. Si tratta di una di quelle escalation che, una volta avviata, non è più possibile (o quasi) fermare.

Articolo di Peg Streep, adattato e tradotto da: <<Five relationship red flags you should never ignore>>.