La manipolazione della mente è antica quanto l’uomo ma lo studio delle tecniche di controllo mentale da parte degli psicologi è una scienza relativamente giovane. La stessa espressione “lavaggio del cervello” entrò a far parte del lessico nei primi anni cinquanta del secolo scorso, come traduzione delle parole cinesi hsi nao, “lava cervello”, che indicava il trattamento praticato sui prigionieri americani durante la guerra di Corea, mirato a sconvolgere i loro valori e a minare il loro senso di fedeltà. È ormai assodato che anche la CIA, con un famigerato progetto segreto battezzato <<MK-Ultra>>, sperimentò tra il 1953 e il 1964 tecniche di condizionamento mentale su volontari, e forse anche su cavie inconsapevoli.

Più o meno negli stessi anni, lo psicologo americano Robert J. Lifton fu il primo a introdurre il termine “riforma del pensiero” per indicare in modo specifico il controllo mentale attuato da sette e regimi politici totalitari, formulando i criteri tuttora utilizzati dagli esperti per definire queste pratiche.

La distinzione operata da Lifton è importante, perché rispetto al lavaggio del cervello, praticato sui prigionieri che sanno di essere nelle mani del nemico, la riforma del pensiero è molto più raffinata e insidiosa: in questo caso infatti, la vittima non vede i propri controllori come avversari ma come membri della stessa comunità, offrendo quindi piena collaborazione.

Vi sono innumerevoli modi in cui i culti distruttivi agganciano i possibili adepti, e ne modificano progressivamente la personalità. Una tecnica comune a molti gruppi è il love bombing, il bombardamento affettivo (che ha molta presa su chi vive un momento di particolare vulnerabilità), in cui il nuovo arrivato viene circondato di attenzioni da parte della comunità, che si trasformano però in aperta ostilità non appena la vittima manifesta dubbi o, peggio, l’intenzione di andarsene.

Canti, preghiere, tecniche di respirazione e la voce dei leader possono creare stati ipnotici, non di rado accompagnati dall’uso rituale di droghe o farmaci, da diete speciali e dalla deprivazione del sonno, fattori che contribuiscono ad abbassare il senso critico dell’individuo e, spesso, provocano allucinazioni che gli adepti interpretano come visioni rivelatrici.

L’isolamento, fisico o virtuale, attraverso una sapiente manipolazione delle informazioni che arrivano agli adepti, è uno dei pilastri su cui si regge il potere di molti leader, mentre la pressione constante degli altri membri e l’induzione di sensi di colpa e di fobie vero il mondo esterno (alternativamente ostile, peccaminoso, destinato alla distruzione, controllato da poteri occulti: le varianti si sprecano) sono altrettanti metodi per creare legame e dipendenza psicologica nei riguardi della setta.

Per dissuadere chi pensa di andarsene non è sempre necessario ricorrere alla minaccia fisica: a volte poco a poco nei discepoli vene instillata la convinzione che, se dovessero andarsene, le conseguenze per loro, per i loro cari e per l’intera umanità sarebbero terribili, e che non saranno mai capaci di sopravvivere nel modo “di fuori”.

[Tratto da Mente&Cervello, n. 11 anno II]

Ecco alcune tecniche di manipolazione mentale utilizzate da sette e culti per il condizionamento psicologico dei loro seguaci:

Isolamento

  • Allontanamento dalla comunità sciale e dal contesto familiare, per indurre la perdita di ogni altro punti di riferimento;
  • Senso di superiorità, per spezzare tutti i rapporti precedenti;
  • Bombardamento affettivo (love bomb) per rinsaldare il senso di appartenenza al gruppo;
  • Rimozione della privacy, per impedire l’introspezione individuale;
  • Obbligo di consegnare al gruppo tutti i propri averi, per indurre dipendenza finanziaria.

Indottrinamento

  • Rifiuto sistematico dei vecchi valori;
  • Imposizione di letture di difficile comprensione;
  • Incoraggiamento dell’obbedienza cieca e al rispetto delle regole;
  • Imposizione di codici di abbigliamento, per accentuare la diversità rispetto a tutti gli altri;
    induzione di senso del mistero e della partecipazione a un disegno insondabile;
  • Uso di preghiere e formule ripetitive.

Mantenimento

  • Attività fisica prolungata, impegno mentale continuo e privazione del sonno, accompagnati da una dieta poco equilibrata, per creare uno stato di affaticamento e di iperreattività agli stress emozionali;
  • Deresponsabilizzazione, per scoraggiare iniziative personali;
  • Pressione psicologia costante da parte degli altri membri, per evitare improvvisi ripensamenti;
  • Induzione di senso di colpa e paura di punizione in caso di dubbi;
  • Abitudine a usare un linguaggio criptico, per rendere più difficile la comunicazione con l’esterno.

Fonte: Ministero dell’Interno, <<Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia>>, febbraio 1998.